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A favourite nature spirit (uno spirito della natura preferito)

Le Ondine



Le Ondine, ed altri Spiriti dalla natura ugualmente sensibile e piuttosto instabile (umorale, appunto), popolano le Acque, da quelle più profonde ed oscure degli abissi marini dove possiamo incontrare anche le mitiche Sirene, a quelle più tranquille dei laghi; da quelle cristalline di sorgenti, cascate e ruscelli che scorrono fino al mare dove giocano Ninfe e Naiadi, a quelle sotterranee che filtrano attraverso la terra. 
Paracelso infatti le chiama anche Ninfe e, come tali, vivono in simbiosi con l’acqua dei fiumi, dei laghi, delle cascate e delle sorgenti.
La loro principale occupazione consiste nel captare ed indirizzare l’energia vitale nelle acque, rigenerandole e rivitalizzandole continuamente col loro incessante movimento, fornendo i presupposti per la generazione ed il mantenimento della vita su tutto il pianeta, visto che l’acqua è l’elemento principale che costituisce tutte le forme nelle quali la vita si manifesta.
L’esistenza delle Ondine è legata a quella del loro Elemento, se un fiume si prosciuga o si inquina oltremisura anche la Ninfa si estingue e perisce.
C’è una parte vastissima della mitologia dedicata a queste Figlie delle acque, spesso deificate ed universalmente conosciute, sono le Sirene, la Ninfa Eco che langue d’amore per il suo bel Narciso, le Naiadi e le Nereidi, le tante Melusine che attraversano come meteore le leggende popolari del Medioevo.
La Tradizione ce le descrive come esseri femminili di bellezza eterea, dotate di una chioma fluente, che ricercano la compagnia degli uomini. 
Nel’ antica Grecia erano chiamate Nereidi: Esiodo ne contava ben cinquanta ed Omero cita Apseude nel’ Odissea.
I popoli germanici le definirono col nome di “Ondine” e dissero che erano figlie del Dio del mare Aegie e di Ran, sua moglie e sorella. Erano comunque invariabilmente rappresentate come splendide fanciulle spesso del tutto nude, a cavallo di animali fantastici o tritoni.
Il loro compito era quello di preservare le navi dai naufragi e di salvare le vite in pericolo dei marinai. Tuttavia le Ondine, appartenendo al’ Elemento acqua nel senso più lato, non sono soltanto le eteriche abitatrici degli abissi marini ma, come già detto, anche dei fiumi, dei laghi, delle cascate e degli specchi d’acqua in genere. Essendo associate dalla tradizione esoterica al’ Ovest, il loro momento evocativo è l’autunno e più precisamente l’equinozio.
La cerimonia da apprestare è quella tipica dell’elemento in questione, e come al solito va rafforzata dal’orazione alle Ondine. Si tratta in questo caso di un singolare viaggio nelle profondità del proprio essere, dato che la connotazione tipica di questa esperienza magica è anzitutto l’esplorazione degli abissi dell’anima, con la conseguente liberazione dell’energia repressa.
La translucida forma delle Ondine le fa apparire, ai sensi umani allenati a questa visione, di una bellezza entusiasmante, viva e mobilissima. Grande è la loro capacità di assorbimento e di smaltimento delle energie circostanti di cui si nutrono e costituiscono. Un processo questo che esalta le doti di magnetismo, e che le rende udibili mentre, aumentando il ritmo frenetico del loro movimento, liberano un canto lamentoso e struggente.
I colori delle auree vanno dal bianco perla al rosa, fino al violetto chiaro, ma quando sono troppo numerose, le une accanto alle altre, non è facile distinguerne il preciso cromatismo. Anche l’alta velocità con cui si spostano non consente di metterle bene a fuoco, soprattutto allorché con voli d’uccello sfiorano le acque dei laghi, lasciandosi confondere con i comuni esseri naturali che popolano l’ambiente.
È possibile cercare le Ondine presso le sponde di un fiume o di un lago, preferibilmente in luoghi tranquilli ed isolati, oppure sul mare, particolarmente tra gli scogli e i dirupi. Le ore migliori sono quelle all’alba e del crepuscolo, volti verso l’ovest e, quanto alla meditazione, basterà seguire il moto dell’acqua associando a questo, pensieri in sintonia con l’elemento liquido.